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Cara Midori,
oggi siamo usciti (Akihabara per comprare l'adattatore delle prese), poi giardini del palazzo imperiale e qualche foto alla tokyo eki. C'è un caldo gelatinoso, molto denso. Si fa fatica a respirare, per fortuna ogni tanto soffia il vento. Abbiamo trovato dei coltelli formato gigante, all'uso giapponese, in casa, e in un supermercato abbiamo comperato un coltello piccolo con il quale imburrare il pane. Si trova il burro a Tokyo! Non credevo, e Leila dice che è buonissimo.
Ieri ho ripreso in mano BAobab e sto lavorando sullo storyboard. E' incredibile potere pensare che se voglio disegnare un tempio shinto basta che vada a fotografarne uno e poi ho tutta la documentazione. Un'effetto strano, trattandosi di una città e un paese che per me esiste in maniera approfondita nella mia testa. Voglio dire, che Roma o Bologna esistono nella mia testa ma tokyo ha per me una essenza vicina al sogno. Scatto foto e penso a Hiroshi, il personaggio che voglio raccontare. La storia si snoda tra Giappone e Parador, lo stato immaginario del sud america sul quale lavoro dal 1979. Sono due realtà che finiranno per incontrarsi con personaggi che crescono senza conoscersi e si sfioreranno da adulti.
Ho comperato dei ghiaccioli al supermercato e con divertimento ho visto che sono alla pera, un gusto che non usiamo noi. Anche la consistenza, sembra un succo di frutta congelato, molto interessante. I giapponesi sono sempre raffinati per quanto riguarda sapori e consistenze. La vita costa molto meno che dieci anni fa, adesso ci si muove con pochi soldi, si mangia anche bene come se si fosse in italia, costano meno che in Francia molte cose. Non parlo dei taxi ovviamente, che io e Leila cerchiamo di evitare accuratamente. La sera si alza un vento gradevole, che rende l'atmosfera
più respirabile. Lei è fortunata Midori a essere cresciuta in una città come questa, immagino che meraviglia doveva essere a quel tempo.
a presto. igort |
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