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Thomas Fats Waller, un musicista brillante,
un uomo tormentato ma baciato dalla fortuna. Mi ero da poco trasferito
a Parigi e ascoltavo TSF Jazz, una delle radio specializzate della capitale
francese. Questa emittente è una delle mie preferite in assoluteo.
Il perché è presto detto, sanno parlare delle cose che
trasmettono con competenza. Ogni mattina alle nove cè la
monografia di un autore, passato o presente e la domenica la replica
di tutte le puntate. Così cominciai ad ascoltare la storia di
Fats. Man mano che passavano i giorni mi rendevo conto che quella musica
ma anche la storia della sua vita erano materia per un racconto formidabile.
Io, come ho già avuto modo di scrivere, con la musica Jazz ci
ero cresciuto. Con la musica in genere a dire il vero, mio padre era
compositore e ascoltavamo moltissima musica. Gli piaceva molto la musica
classica, a mio padre, ma, essendo una mente particolarmente aperta,
non so faceva distinzione di genere era quindi naturale
che Blues e Jazz facessero compagnia a Strawinski e Behetoven. Ascoltare
la storia di Fats era quindi un modo per irevocare le immagini della
mia infanzia in un certo senso; La musica ha sempre suscitato in me
visioni, idee, fantasie. La cosa che volevo disegnare era una Harlem
pullulante di vita e talento, con molte storie che si intrecciavano;
Telefonai a Carlos, cominciammo a parlare. Sampayo è uno degli
sceneggiatori che ho sempre amato, uno che è sempre stato capace
di commuovermi. Ma, come tutti i grandi, piuttosto esigente. Così,
anche se eravamo amici e sapevo che stimava il mio lavoro gli chiesi
timidamente se se la sentiva di riprendere in mano la nostra vecchia
idea (vecchia di oltre ventanni a dire il vero) di fare una storia
a quattro mani; |
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