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Capitano Gregorius Folon, ispettore
dell'igiene in quel di Papassinas. Gregorius Folon è un uomo dimenticato
dalla burocrazia, una pedina parcheggiata al sole cocente del Parador
meridionale. Un personaggio creato nei lontani anni settanta cui sono
tuttora molto affezionato. Mi piace questo suo aspetto d'altri tempi e
le sue maniere dignitose in un mondo sgangherato e polveroso.
Fu pubblicato con cadenza quindicinale su un giornale
del "movimento" bolognese, l'Oreste (c'erano Carlo
Marulli, che lo dirigeva e Medardo che fotografava e Gughi che scriveva
di cinema e spettacolo. Si facevano delle autentiche maratone notturne
per chiudere i numeri, si rideva molto, era un periodo felice). Folon
ebbe una sua minuscola fortuna, insomma c'erano dei lettori affezionati
che scrivevano o si manifestavano. Le storie di Folon dell'epoca erano
dei "tranches de vie". Mosche, al principio c'erano le mosche; tante, decine, centinaia forse, nient'altro. E poi ... ah si, venne il caldo. Un caldo soffocante naturalmente. Quel caldo capace di ridicolizzare qualunque impeto dinamico. Quel caldo che porta l'uomo a pensare in termini di ineluttabile fatalismo insomma. Did. Fruscio di fronde, rombo di aeroplani in lontananza
e desiderio di fresco. Siamo nel 1951, città di Papassinas, Parador
meridionale. Did. È lo scrupolo a vestirlo e muoverlo ogni
giorno, come un alfiere nella scacchiera polverosa di Papassinas, verso
l'ufficio della posta centrale. |
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