GOODBYE BAOBAB - BOOKS CARTOON
 
igort goodbye baobab Editore: Milano libri Edizioni
Pagine: 80 - b/n
Formato: 19,5 x 26,2 cm
Collana: Valvoline
Prima edizione: ottobre 1985
 
Edizione Esaurita
Questo libro è stato il mio primo racconto lungo. Data 1980. La prima versione la scrissi da solo, allora era tutta incentrata sulle ossessioni di Hiro Oolong un lottatore di sumo che era fuggito in Parador inseguito dai clan mafiosi giapponesi. In un secondo momento, preso da un lampo di rara lucidità, decisi di chiedere a Daniele Brolli di sviluppare i dialoghi. Lui non si limitò solo a questo e sviluppò a fondo un personaggio appena abbozzato: Pini Pini, l'assistente di Oolong. Il tutto fu pubblicato su rivista, mese dopo mese, nel 1981, sulle pagine di Alter alter. Per molti anni questa storia è stata considerata la cosa più importante che avessi fatto, e qualcuno si è preso perfino la briga di scrivere un saggio in Giappone. Solo dopo sei anni ci si decise a fare il volume.
Oggi, è passato tanto tempo, e medito una riedizione.
 
Elenco delle pagine
igort goodbye baobab
igort goodbye baobab
igort goodbye baobab
igort goodbye baobab
igort goodbye baobab
igort goodbye baobab
pagina 01 pagina 02 pagina 03 pagina 04 pagina 05 pagina 06
igort goodbye baobab
igort goodbye baobab
igort goodbye baobab
igort goodbye baobab
igort goodbye baobab
igort goodbye baobab
pagina 07 pagina 08 pagina 09 pagina 10 pagina 11 pagina 12
 
igort
 
Il mio cuore a Nagasaki era il titolo del primo capitolo di Goodbye Baobab. Fu pubblicato sulle pagine di Alter alter, la rivista mitica con la quale ero cresciuto. Era u sogno che si realizzava e io ce la mettevo tutta perché Baobab era anche un progetto ambizioso, un vero e proprio romanzo a fumetti. ( Una storia che si snodava per novanta pagine se non ricordo male). La vicenda si svolge a cavallo tra il polveroso Parador e il Giappone.
 
torna all'elenco delle pagine ››
 
 
igort
 
Cercavo, come sempre nel mio lavoro, delle geometrie compositive. Ho sempre pensato che queste rispondessero a stilizzizazioni interiori. I neri opachi e avvolgenti mi servivano a creare un universo estremamente grafico. Voglio dire che già allora (si era nel 1981 quando disegnavo questa versione finale) prendevo distanze dallo stile realista. Non mi interessava più di tanto. Il realismo che cercavo era una complessita psicologica dei personaggi.
 
torna all'elenco delle pagine ››
 
 
igort
 
La storia era pubblicata ogni mese, con rare interruzioni. Fu l'occasione per scoprire la magia del farsi leggere. Dopo tanti anni di tirocinio solitario ecco che arrivavano le lettere, il pubblico esisteva. L'emozione fu grandissima. Ricordo che questo lavoro mi procurò anche una leggera tachicardia. Ma era nulla rispetto alla sensazione magnifica di fare qualcosa che interessava a qualcuno.
 
torna all'elenco delle pagine ››
 
 
igort
 
C'era la tradizione narrativa degli anni quaranta. i fumetti americani con i quali ero cresciuto, per esempio, ma anche l'idea di un approccio europeo, che aveva fatto passi da gigante e aveva portato il fumetto a diventare un linguaggio maturo. Erano gli anni ottanta e non ci si accontentava più di una concezione che voleva il fumetto come solo mezzo di intrattenimento. Io riflettevo molto sulle possibilità del linguaggio. Ricordo che mi interessava arrivare a racchiudere in un grande romanzo i frammenti, le schegge di quotidianità che questo universo tropicoso (il Parador) mi evocava.
 
torna all'elenco delle pagine ››
 
 
igort
 
Poi c'era il Giappone, chiaro. Un Giappone che ancora non avevo avuto occasione di visitare fisicamente ma che bussava prepotentemente alle porte della mia immaginazione. Nei miei sogni di carta potevo viaggiare tra segni diversi. Mi sentivo come Little Nemo, era una sensazione bellissima. Quando si scoprono nuovi mondi è sempre un momento felice per la vita di un autore. Avevo nuovi amici. Si chiamavano Hiroshige, Hokusay, Utamaro, Sharaku. Mi avrebbero insegnato molte cose non solo grafiche, c'era nel loro approccio la sapienza di un intero modo di vedere, voglio dire che Hokusay per esempio con poche linee stilizzate riusciva a raccontare situazioni e sensazioni che mi sembrava di vivere in prima persona.
E questo per me era un esempio di cosa fosse il potere evocativo del disegno.
 
torna all'elenco delle pagine ››
 
 
igort
 
Mentre lavoravo a questa storia c'era uno scambio di vedute e molte chiacchiere teoriche nella mia casa di Bologna con Lorenzo Mattotti e Giorgio Carpinteri. Si vedeva il fumetto come un linguaggio che poteva unire diverse cose distanti. Nel mio caso, come ho detto, il tropicalismo e l'oriente, ma anche una mentalità geometrica e un senso di nostalgia, si stringevano la mano. In quei giorni ricordo che il mio amico e fotografo Daniele Lelli mi diceva che ogni volta che si trovava a meggere una puntata di Baobab sudava. L'ho sempre preso per un complimento. Era il caldo del Parador che trapassava le pagine stampate.
 
torna all'elenco delle pagine ››
 
 
igort
 
L'acqua compariva sin da allora. Se rileggo i miei fumetti oggi, sono passati oltre vent'anni, questo elemento è sempre presente.
 
torna all'elenco delle pagine ››
 
 
igort
 
Il Parador era anche lo spunto per un viaggio interiore nelle ossessioni di Hiro Oolong, un lottatore di sumo con l'indole del sognatore. Ricordo che anni fa avevo un agente in Giappone che, una volta a Tokyo andai a trovare. Lui insistette per portarmi nel quartiere del sumo a vedere i lottatori che si allenavano. Con mia sorpresa vidi qualcosa di familiare. Erano esattamente come li avevo immaginati.
 
torna all'elenco delle pagine ››
 
 
igort
 
Queste tavole erano il primo approccio alla storia. Quasi degli appunti visivi. All'epoca non avevo ancora chiesto a Daniele Brolli di scrivere i dialoghi e la sceneggiatura definitiva di Goodbye Baobab. Esisteva un soggetto abbastanza definito, con tutti i personaggi, le atmosfere e una direzione di marcia, se così si può dire.
 
torna all'elenco delle pagine ››
 
 
igort
 
Il segno era più grosso. Quasi pop. Ero indeciso. Poi ricominciai tutto da capo. Mi succedeva spesso e non me ne facevo un problema.
Il tenente Picocca, che indagava su quando di torbido accadeva nella vicenda fu tagliato dalle forbici implacabili di Daniele Brolli che, per contro, sviluppò molto il personaggio di Pini Pini. Nella mia versione Pini Pini era poco più di una comparsa...
 
torna all'elenco delle pagine ››
 
 
igort
 
Pini Pini al principio doveva trasmettere alla radio. Lo immaginavo che, tra un disco e l'altro, trasmetteva dei segnali in codice. Ma era il principio di una differente pista narrativa e alla fine pure questa fu tagliata.
 
torna all'elenco delle pagine ››
 
 
igort
 
Gli ambienti mi hanno sempre interessato, sono uno specchio nel quale si possono raccontare molti aspetti del carattere dei personaggi. A vederle oggi queste tavole non sono poi male. Hanno retto l'usura del tempo molto più di altri lavori.
 
torna all'elenco delle pagine ››
‹‹ back                   next ››