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Editore: Phoenix enterprise Pagine: 32 - bicromia Formato: 17 x 24 cm Prima edizione: marzo 1998 |
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| Stampato nel marzo del 1998 ma cominciato, come idea, anni prima a Tokyo, Cinque è il numero perfetto è una storia italiana, anzi precisamente napoletana. Ci sono molto affezionato. E' stato un lavoro lungo, a tratti estenuante. Dal 1994 al 2002, con lunghi intervalli, questa storia ha dimorato nella mia memoria, occupato la mia immaginazione. Al principio c'era la voglia di raccontare una storia calda, in cui il fattore umano (per dirla con Graham Greene) fosse predominante. Nacque questo personaggio piccolo e vulnerabile, un guappo in pensione che credeva che la sua vita fosse finita, che viveva per suo figlio e per la pesca. Poi, man mano ho cominciato a consederarlo sempre più vero questo Peppino lo Cicero. Mi facevano arrabbiare le sue contraddizioni e mi avvicinavano la sua vulnerabilità e la sua ironia. Questa edizione di piccolo formato, ormai introvabile, presenta un capitolo introduttivo della storia stampato in carta bianca con una bicromia blue petrolio chiaro. La versione integrale (Coconino Press, ottobre 2002 stampata in grande formato con bicromia celeste 536 su carta Arcoprint edizioni) è stata parzialmente ridisegnata. |
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| Nei film di genere si tende a tagliare le sequenze di passaggio. Si privilegia l'azione, di solito. A me invece quello che interessava era rendere una visione molto più quotidiana e piuttosto meno eroica del lavoro di malavitoso. Qui Antonino lo Cicero viaggia a bordo della sua Fiat Bianchina e si soffia il naso. Ha il mal di testa e fuori piove, non vede l'ora di compiere la sua missione e mettersi a letto con una aspirina. Volevo, se possibile raffigurare anche il senso di noia del viaggiare. | |||||||||||||
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| La Bianchina si muove per le strade bagnate di Napoli. Gioco di riflessi e di attese. Antonino è quasi arrivato al luogo dell'appuntamento con mr Ics, il finto veggente che ha tradito. Deve fare una commissione, una cosetta da nulla; farlo fuori e poi, finalmente, potrà andarsene a dormire. Ma prima ha un sogno che vuole farsi interpretare dalla sua vittima. In questa storia l'elemento metafisico si fonde a quello fisico creando un piano irreale. Quello di cui, in un certo senso, vado orgoglioso è l'unione di uno stile impressionista con questa idea di racconto per flash. In questa pagina la bicromia diventa strumento essenziale per raccontare le luci tagliate. in quei permpi guardavo molto la pittura di Renoir e la sua abilità nel definire le forme riflesse nell'acqua. | |||||||||||||
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| L'arrivo. Antonino, finalmente a Napoli si aggira per i quartieri. Le orecchie gli fischiano, la città silenziosa lo avvolge con le sue ombre. Una calata agli inferi, lontana rimniscenza, forse, di quell'Orfeo negro che fidi da bambino e di tanti film espressionisti che hanno sconvolto la mia infanzia. La scena comunque, è concepita come un film western, e il montaggio della pagina di fianco (pagina 19) è identico e rovesciato. |
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| Questo del montaggio è uno degli elementi che caratterizza la narrazione di 5. Avevo abitato in Giappone, lavorato per gli editori di fumetti in quel paese, e cominciavo a capire quanto fosse interessante la loro visione del tempo. Il signor Tsutsumi, il mio editor alla Kodansha mi diceva:" non le piacciono i silenzi? Parlano quanto le scene dialogate, sa?". E io, abituato ai tempi di racconto occidentali in cui il silenzio è praticamente un lusso perché occupa pagine e sembra che non succeda nulla, ero incredulo. Mi sentivo come un bambino dimenticato in un negozio di giocattoli, con tutto il tempo davanti per potere divertirsi all'infinito. Oggi, dopo anni da quei discorsi riguardo le mie tavole dei primi anni settanta e mi rendo conto che allora, quando ero ancora un dilettante, raccontavo lunghe sequenze mute. Credo che l'esperienza giapponese mi sia servita per approfondire delle cose che credevo dimenticate. E ha certamente confermato la mia idea di "fumetto a lungo respiro". |
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