| Comincia con queste righe una corrispondenza da Tokyo della quale potrete leggere alcuni stralci delle lettere che scrivo a Midori, la mia amica e traduttrice (nonché editor) giapponese con la quale abbiamo lavorato tanti anni per la casa editrice kodansha;
Siamo restati in contatto e ci si scrive, mi aiuta con ricordi, osservazioni e riflessioni a raccogliere la documentazione per BAOBAB, la storia lunga che mi accompagnerà nei prossimi anni. |
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| dal museo del sumo | |
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| Cara Midori, oggi siamo usciti (Akihabara per comprare l'adattatore delle prese), poi giardini del palazzo imperiale e qualche foto alla tokyo eki. C'è un caldo gelatinoso, molto denso. Si fa fatica a respirare, per fortuna ogni tanto soffia il vento. Abbiamo trovato dei coltelli formato gigante, all'uso giapponese, in casa, e in un supermercato abbiamo comperato un coltello piccolo con il quale imburrare il pane. Si trova il burro a Tokyo! Non credevo, e Leila dice che è buonissimo. Domani vado a trovare la "mia" Tokyo, che per me vuol dire Jimbocho, essenzialmente e il Nezu Jinja e il cimitero di yanaka. Posti pieni di pace. Ieri ho ripreso in mano BAobab e sto lavorando sullo storyboard. E' incredibile potere pensare che se voglio disegnare un tempio shinto basta che vada a fotografarne uno e poi ho tutta la documentazione. Un'effetto strano, trattandosi di una città e un paese che per me esiste in maniera approfondita nella mia testa. Voglio dire, che Roma o Bologna esistono nella mia testa ma tokyo ha per me una essenza vicina al sogno. Scatto foto e penso a Hiroshi, il personaggio che voglio raccontare. La storia si snoda tra Giappone e Parador, lo stato immaginario del sud america sul quale lavoro dal 1979. Sono due realtà che finiranno per incontrarsi con personaggi che crescono senza conoscersi e si sfioreranno da adulti. Qui c'è molto silenzio, questo, per esempio è un elemento di interesse per me, che sono circondato da telefonate continue e disturbi del lavoro extra fumetto. Tokyo, al solito, mi aiuta a essere migliore. Ho comperato dei ghiaccioli al supermercato e con divertimento ho visto che sono alla pera, un gusto che non usiamo noi. Anche la consistenza, sembra un succo di frutta congelato, molto interessante. I giapponesi sono sempre raffinati per quanto riguarda sapori e consistenze. La vita costa molto meno che dieci anni fa, adesso ci si muove con pochi soldi, si mangia anche bene come se si fosse in italia, costano meno che in Francia molte cose. Non parlo dei taxi ovviamente, che io e Leila cerchiamo di evitare accuratamente. La sera si alza un vento gradevole, che rende l'atmosfera più respirabile. Lei è fortunata Midori a essere cresciuta in una città come questa, immagino che meraviglia doveva essere a quel tempo. grazie ancora per il suo aiuto, anche quello che mi ha raccontato dei venti mi ha dato tante idee. a presto. igort |
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| Tokyo Eki | |
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| Cara Midori,
oggi al Nezu Jinjia c'era vento e si stava abbastanza freschi, siamo arrivati al pomeriggio. Non c'era più quasi nessuno, molta pace. L'atmosfera è sempre quella, discreta e accogliente. Per me è Leila è un posto speciale, so che anche per lei è così, quindi non temo a dirle che è uno dei posti nei quali sto meglio al mondo. Ho preso delle foto e vorrei ambientare una sequenza nella quale Hiroshi dopo la morte della nonna arriva a tokyo e cerca i suoi luoghi. immagino una grande sequenza muta, di lui che cammina e pensa, nel Nezu Jinjia. Vorrei forse fargli fare un voto. come si fa? A parte il rito di lavarsi le mani e battere due volte, inchinarsi concentrati e ribattere tre volte, per il resto non so praticamente nulla. Mi incuriosiscono quei bigliettini appesi. Cosa dicono quelle scritte? Dove si prendono? Oggi c'erano queste folate di vento che alzavano un polverone enorme. i bambini che giocavano erano avvolti dalla polvere e a momenti non si vedevano più. Tutti correvano. era il vento insomma ma non c'era pericolo. Una atmosfera bellissima. Prima, alla mattina, ho preso delle cartoline antiche alla mia rivendita solita a Jimbocho; è il Giappone che devo disegnare. certo vederlo nelle foto è sempre più bello di come immagino ma questa volta, in questo racconto, vorrei usare il disegno in maniera semplice per raccontare le cose che non è possibile dire. Il cimitero di Yanaka è quel grosso cimitero che c'è vicino a un tempio Zen Tendai molto antico e molto grande. Le dico come si chiama appena ci vado, in questi giorni. Ho rivisto la Yanaka di Maruo, e capisco che per lui la città è uno sfondo ideale. Io, come sa, lo apprezzo molto, Maruo, ma per me la città ha una anima architettonica che condiziona potentemente il racconto. Da questo punto di vista il mio lavoro è meticcio, quello di un viaggiatore, penso. Di solito arrivavo in Giappone a primavera, ma questa volta scopro un Giappone diverso ma ugualmente affascinante; Certo, alcune curiosità che mi avvincevano dieci anni fa (gli otaku, il catstrofismo di molte storie, l'influenza americana, e questa passione quasi futurista e supertecnologica) adesso non mi interessano più. Quello spirito preciso che Ozu ha saputo ritrarre invece si fa sempre più forte. E' quello che mi pare resista maggiormente al tempo e alle mode che cambiano e ha l'aspetto di una essenza profonda. A presto. igort |
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| un pomeriggio al Nezu Jinjia | |
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| Cara Midori
è cominciata una grande pioggia. mi piace, anche se preferisco non uscire, tanto ho da disegnare. Sono andato nuovamente al Tokyo Edo museum a Ryogoku, ho trovato molta documentazione. Ci si muove abbastanza bene nella metropoli, anche se alcune cose rimangono complicate. (l'altra sera cercavamo il palazzo di MUJI a shinjuku, un disastro. Shinjuku è un quartiere caotico normalmente, di sabato poi non si cammina. Per fortuna con quel poco di giapponese che mi ricordo siamo riusciti a trovare il palazzo, camminando in mezzo a fiumi di gente e insegne luminose. Umido, la cifra costante di questo periodo, che piova o meno. molte signore hanno la schiena piegata. Non sembrano tanto anziane ma sono provate dalla vita. Vorrei andare ad Hakone, la settimana prossima. Sto prendendo dati su internet. Ieri poi, mi sono tagliato un dito con uno dei celebri coltelli giapponesi. Sono vivo, non si preoccupi, siamo andati in un "convenient store" a chiedere del disinfettante, garze e cerotti. Vita quotidiana a Tokyo. Bene la saluto, adesso per lei sono le cinque e mezza del mattino, qui invece il mattino volge al termine e piove piove piove. a presto. igort |
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| Cara Midori, eccomi appena rientrato a Tokyo da Kyoto e Nara. Mi scusi il ritardo, la volevo ringraziare moltissimo per avere organizzato l'intervista a sua madre. Molto preziosa. Non sapevo che sua madre fosse una persona tanto eccezionale. Alla sua età utilizza internet e i cellulari in una maniera che io mi sogno. Mi ha raccontato, con le foto e i disegni (l'abbiamo fatta disegnare e ha una memoria di tipo visivo piuttosto precisa) il Giappone di quando era bambina. Molto bello scoprire come si viveva, nei dettagli. Sono le cose che nei libri non si trovano. Con l'aiuto di Laura abbiamo scoperto moltissimi particolari. A che ora si alzava una bambina, cosa mangiava a colazione negli anni quaranta, dove dormiva tutta la famiglia. Mi ha persino ricostruito la pianta della casa con la disposizione dei mobili. Le ho chiesto quanto duravano le lezioni, che tipo di discorsi e che giochi facevano i bambini alla sua epoca. Mi ha disegnato la cartella e spiegato come era composta, cosa aveva nell'obento e del fatto che a colazione i bambini poveri si vergognavano di fare vedere agli altri che avevano solo del riso. Particolari che solo chi ha vissuto può sapere, per il resto si rischia sempre a inventare storie del genere. Per esempio, un dettaglio geniale, che descrive benissimo il senso di ribellione. i bambini che volevano ribellarsi alle regole si lucidavano con olio parte alta del cappello della divisa da studenti. In questo modo si aveva un cappello superlucido. Bello no? Un dettaglio che ritorna dalla memoria e che altrimenti sarebbe stato davvero difficile immaginare. Penso che lo userò. Altra cosa che le devo raccontare è la mia scoperta del Sento. il bagno giapponese è una pratica molto bella. Diversa dall'uso occidentale perché noi ci facciamo il bagno per lavarci mentre per voi giapponesi è un rito dell'acqua. Anche qui vedo molti elementi della cultura shinto (che come i primi veda, l'atarva veda, in India, utilizza riti silvestri). Un rito dell'acqua che mi pare molto bello da raccontare, con i suoi tempi scanditi (prima ci si lava fuori dall vasca con sapone e acque calde e meno calde a scelta e poi ci si immerge nelle acque caldissime con l'intento di rilassarsi, è quasi una sauna, qui a Tokyo l'acqua raggiunge i 42 gradi). Sono andato a un sento anche a kyoto e l'atmosfera era bellissima. Era un bagno popolare e sembrava di fare un viaggio nel tempo. c'era l'atmosfera che si poteva trovare da un nostro barbiere negli anni 50. Penso che disegnerò il giovane Hiroshi che si va a lavare al sento. Perché sua madre mi ha raccontato che, dato che non c'era l'acqua corrente, tutti (bambini compresi) andavano a lavarsi al bagno pubblico. Quindi ho immaginato Hiro che va da solo al bagno pubblico. che poi crescendo si trova sempre al sento, come facevano i giapponesi un tempo. A Kyoto, due giorni fa, mentre mi asciugavo è entrato un signore che avrà avuto, non so, novanta anni. era malfermo sulle gambe ma molto deciso. Ha infilato il bastone nel porta ombrelli e si è spogliato. Qualcuno lo ha aiutato, gli porgevano il cesto per riporre la biancheria e poi è entrato nudo, come mamma l'aveva fatto, in una vasca bollente. Continuavo ad asciugarmi e lo vedevo, del tutto tranquillo. Il Sento è una esperienza giapponese, una tradizione. Lo avvertivo che io, per loro, ero un intruso. Ma non potevo esimermi dal frequentare questi posti. il mio scopo è sincero, non vado in questi posti con la curiosità del turista, io sto entrando in uno spirito preciso, sul quale lavoro da vent'anni; il Giappone per me non è solo una curosità del momento. Bene, la lascio adesso. Buona serata, per me è mezzanotte oramai. Grazie ancora Midori, forse non abbiamo collaborato così strettamente neppure quando lavoravamo con Kodansha. I miei saluti a sua madre, la ringrazi davvero. Yoroshku onegaishimasu. igort |
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| Il giovane Hiro | |
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| Cara Midori, sto lavorando, con la testa e i bozzetti per ricostruire una scena interessante nella quale Hiroshi va a lavarsi e impara a stare nel bagno pubblico. Ieri, nell'attesa di un appuntamento allo Spiral di Omotesando ho inchiostrato un disegno che stavo abbozzando per ricostruire esattamente come era fatto il Sento di Kyoto. Avevo deciso di chiedere di fotografarlo e prima di partire mi sono presentato davanti al bagno all'orario di apertura, erano le tre in punto e per puro caso è passata la signora che lo gestisce (abitava poco distante) e mi ha detto che era chiuso ogni lunedì, avrebbe riaperto l'indomani. Dato che in Giappone è scortese insistere non sono stato a spiegare che stavamo partendo. Così ho intrapreso un esercizio di memoria e cerco di ricordare ogni particolare. Se non ricordo bene chiedo al mio amico Dimitri che appassionato di Sento e ci è andato più di me. Alla fine in due riusciamo abbastanza nell'impresa. E' interessante, lavorare di fantasia e memoria. Dato che questo Sento sembra fermo agli anni cinquanta va adattato ai primi del novecento e giustamente Dimitri mi propone di sostituire la televisione che la signora ha messo all'ingresso sopra la cassa, per ammazzare il tempo, con una radio. Al museo Edo-Tokyo abbiamo fotografato e filmato delle cose bellissime, radio d'epoca e ricostruzioni di ambienti. voglio assolutamente tornarci perché insieme alla descrizione fatta da sua madre si può realmente viaggiare nel tempo e riprodurre una casa come era all'epoca Meiji. Una cosa che mi piaceva moltissimo era una tendina tenuta con delle mollette da bucato che nascondeva la donna alla cassa. più che altro una convenzione, nel senso che la tendina serviva da separazione per evitare che la donna vedesse gli uomini nudi che si stavano preparando a entrare al bagno o a uscire per strada. Ho fatto un disegno, spero che si capisca. Lo fotografo dato che non ho lo scanner con me. Le volevo chiedere se si ricorda il termine esatto che in Giappone date al genere di storie che hanno per protagonista un bambino orfano dei genitori. Mi piace vivere in questo quartiere, in una casa giapponese. Non mi interessa fare il turista, anche se ci sono moltissime belle cose da vedere a me piace di più vivere la quotidianità di Tokyo. Certo l'atmosfera di Kyoto è completamente diversa, molto più calma. Si ha l'impressione che laggiù la febbre delle merci non sia ancora arrivata con l'intensità di Tokyo. Quasi nessuno legge più. Perlomeno, se lo fa non lo si vede più come una volta. Bene, la saluto. Per oggi ho finito il mio rapportino. a presto; |
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| il Sento di Kitaoji a Kyoto | |
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| il Sento di Kitaoji a Kyoto | |
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| Cara Midori, sta arrivando il freddo anche a Tokyo, anche se non so se il vento che soffiava oggi fosse il Kitakaze, il famigerato vento del nord. Comunque il cielo grigio e nuvoloso dei giorni scorsi è stato ripulito da un vento forte e deciso. Oggi era tutto azzurro e si usciva volentieri. Sono rimasto a lavorare qualche giorno e diverse sequenze sono venute fuori naturalmente. Adesso c'è quasi tutta la struttura del primo capitolo di 32 pagine. Devo ultimarlo e conto nel volo di ritorno (dato che sono 14 ore, se non dormo ho tempo di lavorare tranquillamente). La cosa che mi interessa è che, a livello di narrazione, le cose che stanno nascendo sono piccoli quadri, in cui il bambino vive in un villaggio che sembra esistere davvero. Con tanti personaggi e dinamiche. Se c'è una cosa che ho sempre detestato è quel genere di fumetto che vuole essere una visione semplificata del reale. Negli anni 30 si facevano i cattivi cattivissimi e i buoni buonissimi. Eroi tutti d'un pezzo. Vederli con gli occhi di oggi può essere divertente, certo. Ma fare ancora questo genere di schematizzazioni mi pare idiota. La realtà è molto più ricca. Delicata e violenta, se ci si pensa. Un lavoro di sedimentazioni. Occorre tempo. occorre fare una stesura e lasciare riposare. Come quando si fa una torta, che bisogna lasciarla lievitare. A ogni modo le cose che mi avete raccontato Lei e Sua madre sono stati elementi preziosi per arricchire di dettagli il racconto e renderlo ancora più credibile. Ma forse sono troppo severo e poco profondo. Cerco di guardare con attenzione ma una città la si conosce a fondo se ci si vive e poi si parte. Viverci per conoscerla da dentro e partire per vederla da lontano. Io ci sono venuto tante volte ma La mia permanenza non ha mai superato i sei mesi consecutivi e questo non è sufficiente. Shibuya è una chiave per capire la Tokyo moderna e creativa. Ci sono luoghi della musica in cui si respira una certa unicità. Tokyo legge i fenomeni stranieri e li reintepreta in un modo sempre personale e affascinante. Ho incontrato anche dei ragazzi che hanno una galleria e casa editrice indipendente, si chiama Presspop, la conosce? Sono di Kyoto e lavorano anche a Tokyo. Molto freschi, bravi, intelligenti. E' un piacere vedere le persone che lavorano con passione e fanno quindi (ovviamente) cose belle. Leila trema perché non abbiamo il riscaldamento. O meglio c'è ma non sappiamo come funziona. Così mi immagino come si viveva qui un centinaio di anni fa. Ho comperato un chanchanko nuovo per i freddi di Parigi (anche lì non si scherza). Mi dicono che l'inverno è giunto anche in Italia. Lì a Roma è Italia o ancora fa caldo come in Sardegna? Mi saluti il suo bambino che ho visto nelle foto a casa di sua madre, cresciuto tanto. Mi ricordo delle cose che mi raccontava di lui quando lavoravamo a Yuri. Adesso quanti anni ha? A presto. igort |
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| Yanaka | |
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